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Abbiamo sempre vissuto nel castello

Ciao 𝔸𝕝𝕥𝕣𝕚!
Il libro di cui parliamo oggi è Abbiamo sempre vissuto nel castello, scelto come lettura di settembre per il GdL nel mood del mese di Milena.

Autore: Shirley Jackson
Titolo originale: We have always lived in the castle
Anno: 1962 (1990 in Italia)
Genere: mistery/ horror
Editore: Adelphi
Voto: 📗📗📗📗½/5
Istruzioni per l’uso: da leggere mangiando pasticcini al rum e sorseggiando del tè… rigorosamente senza zucchero.

📖 Mary Katherine Blackwood vive in un mondo di fantasia: va sulla luna insieme al suo gatto, sussurra parole magiche per proteggere se stessa, sua sorella Constance e lo zio Julian, sotterra tesori per rendere sicura la casa, è una ragazzina amata dai suoi genitori, non viene mai messa in punizione e gli abitanti del villaggio non la insultano e non la odiano.
La realtà, però, non potrebbe essere più diversa di così. Sei anni prima, Constance è stata accusata di omicidio plurimo ai danni dei loro genitori, del fratellino e della zia e, dopo essere stata scagionata, si è rintanata a casa Blackwood insieme a Merricat e zio Julian, reso invalido a seguito dell’avvelenamento da arsenico.
Quando il libriccino protettivo che Merricat aveva inchiodato alla corteccia di un albero cade, il piccolo e discreto mondo dei superstiti Blackwood viene sconvolto dall’arrivo di un estraneo, il cugino Charles, che porta a galla la verità sull’avvelenamento e sulla vita degli abitanti di una casa che Merricat e Constance sentono come viva.

✒️ Abbiamo sempre vissuto nel castello è uno di quei libri che avevo in wishlist da tempo e che non avevo mai avuto il coraggio di leggere prima. Avevo un timore reverenziale nei confronti di un libro del quale non avevo mai letto la trama, ma che mi aveva catturata solo per la copertina e il titolo che rimanda ad altri tempi.
Shirley Jackson ha la capacità di essere evocativa usando solo la fantasia di Mary Katherine, di farci entrare nelle vicende dei Blackwood senza far rumore come la sedia a rotelle di zio Julian, eppure in maniera così prepotente e presente come il cugino Charles; siamo proiettati nell’intimità tra Constance e Merricat come il gatto Jonas e ne usciamo in modo altrettanto delicato.
La storia è scorrevole e fiabesca, complice il fatto che la voce narrante sia quella di Merricat e della sua magia, per poi assistere allo spezzarsi dell’incantesimo una volta scoperta la verità sulla vicenda della morte dei Blackwood.
I personaggi sono pochi, ma tutti iconici, i loro sentimenti tangibili: l’odio dei concittadini, l’affetto di Constance, l’astio di Charles, lo smarrimento di zio Julian.
Nonostante mi sia piaciuto tanto, non posso non essere contenta della lunga attesa che mi ha portata ad apprezzare sicuramente meglio questo libro.
Non vedo l’ora di comprarne la versione cartacea, merita sicuramente un posto nella mia libreria.

📌 << … la zuccheriera sulla credenza, la pesante zuccheriera d’argento. Un cimelio di famiglia; mio fratello ne era particolarmente fiero. Lei starà pensando a quella zuccheriera, immagino. La useranno ancora? si sta chiedendo; l’avranno pulita? vorrà sapere; l’avranno lavata con cura? La rassicuro subito. Mia nipote Constance l’ha lavata prima dell’arrivo del medico e della polizia, e lei ammetterà che non era proprio il momento ideale per lavare una zuccheriera. […] >>

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